ZONA: ROSSA-GIALLA –ARANCIONE E SI POSSIEDE UNA SECONDA CASA?

ZONA: ROSSA-GIALLA –ARANCIONE E SI POSSIEDE UNA SECONDA CASA?

Il Dpcm del 4 novembre, ha previsto la suddivisione dell’Italia in tre zone diverse, che sono state poi identificate attraverso altrettanti colori: rossa, arancione e gialla. Rispettivamente: gravità massima, rischio elevato e rischio moderato. Le misure restrittive che i cittadini sono tenuti a rispettare variano in base alla classificazione della propria regione, commenta Luca Vitale.

Ma, ci poniamo una domanda, se si possiede una seconda casa, è possibile raggiungerla? Allora, Vediamo tutti i casi.

Se si abita in zona rossa, non è possibile recarsi in un comune al di fuori di quello di residenza o domicilio abituale. In generale, le persone sono invitate a rimanere nella propria abitazione e uscire solo in occasioni ben precise: lavoro, motivi di salute o ragioni di necessità e urgenza. Per tutti questi spostamenti è necessario portare con sé un’autocertificazione compilata da presentare durante un eventuale controllo da parte delle forze dell’ordine. Di conseguenza, non è nemmeno concesso raggiungere la seconda casa.

Nella zona arancione le misure restrittive sono più leggere rispetto alle regioni a gravità massima. Bisogna sempre rimanere all’interno del comune dove si ha residenza o domicilio, ma è possibile uscire senza autocertificazione. L’invito è sempre quello di rimanere nella propria abitazione il più possibile, ma se la seconda dimora è all’interno del medesimo comune, è possibile non solo raggiungerla, ma anche decidere di stabilirvisi.

Nella zona gialla le restrizioni agli spostamenti sono in vigore a partire dalle 22 e fino alle 5 del mattino, ovvero durante il coprifuoco istituito a livello nazionale. Se quindi si possiede una seconda casa in un’altra zona gialla, la normativa permette di recarvisi. Quando invece si trova in una zona rossa o arancione, vale il principio secondo il quale è vietato entrare in quelle regioni se non per motivi di lavoro, salute, necessità e urgenza. Dal momento, però, che il virus circola anche nelle aree dove il rischio è moderato, è sempre importante cercare di limitare i viaggi, soprattutto tra una regione e l’altra.

Esiste un caso, però, nel quale è sempre possibile raggiungere la seconda casa. Quando si è verificata una situazione improvvisa e imprevedibile alla quale bisogna porre rimedio, come un crollo o la rottura di un impianto. Non solo, ma si può anche accedere momentaneamente all’abitazione per recuperare del materiale indispensabile per lavoro o studio. Non è però concesso pernottare in quell’immobile, all’interno del quale è bene rimanere solo per il tempo necessario a risolvere il problema, conclude Vitale.

Quale impatto ha avuto il Coronavirus sul mercato degli immobili di lusso?

A cura di Luca Vitale

La situazione è stata studiata da un noto player nazionale e ha permesso di trarre delle conclusioni importanti.

Marzo e Aprile hanno subìto un inevitabile arresto, con la chiusura anche delle agenzie immobiliari, ma a partire da maggio e per tutta l’estate, le attività hanno raggiunto risultati positivissimi, confermando gli ottimi trend del 2019.

L’arresto più significativo l’ha subìto Milano a causa proprio di una situazione pandemica molto più aggressiva che nelle altre città. Il capoluogo lombardo, infatti, è ripartita più lentamente rispetto alle altre grandi città.

In città come Genova, Napoli, Firenze, Torino, il mercato immobiliare di pregio ha registrato meno flessioni.

E i prezzi? Nel complesso sono rimasti stabili, con lievi flessioni dello 0,4 o 0,5% a Roma e Milano, 0,7% a Torino, 1,5% a Genova e stabili per Firenze e Napoli.

I tempi di vendita sono rimasti più o meno stabili: in media 5 mesi per Milano, tra i 6 e gli 8 mesi per Genova, 7 mesi a Torino, tra i 7 e i 9 mesi per Firenze, Napoli e Roma.

Un caso a sé è rappresentato da Venezia. Qui il mercato immobiliare di lusso è molto resistente e non sembra risentire affatto dei cambiamenti economici, politici e pandemici.

Per quanto gli italiani amino contrattare, a Venezia questo non accade perché in questa città nessuno si aspetta dei prezzi bassi. Il fascino di Venezia aumenta di anno in anno.

Venezia è unica per la sua bellezza, per la sua arte, per il suo fascino per la sua posizione.

Gli analisti del mercato immobiliare azzardano nel dire che Venezia non sembra essere soggetta a crisi. I suoi palazzi sono più solidi che mai.

In conclusione, il mercato degli immobili di prestigio non conosce crisi e fa gola ad un’importante nicchia di acquirenti con un’elevata disponibilità di spesa.

Luca Vitale

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UFFICI? VEDIAMOLI IN UN’OTTICA NUOVA

UFFICI? VEDIAMOLI IN UN’OTTICA NUOVA

L’emergenza sanitaria ha avuto un impatto molto forte sul settore degli uffici, che inevitabilmente andranno ripensati in un’ottica nuova prima del ritorno alla normalità.

E un’idea su come farlo in maniera creativa e sostenibile arriva dagli Usa, dove uno studio spagnolo ha trasformato un vecchio parcheggio in uno spazio adibito al coworking.

E per capire quanto il progetto sia innovativo basta leggere il motto degli architetti: “anziché portare il giardino in ufficio, abbiamo portato l’ufficio in giardino”, COMMENTA Luca Vitale.

Un’oasi verde e una macchia di colore fra i grattacieli di Hollywood: così si presenta Holla, la nuova sede di Second home a Los Angeles, firmata dallo studio Selgascano, che funge da coworking per circa 700 persone. Su un sito di oltre 8.000 metri quadrati, dove prima sorgeva un parcheggio interrato sono stati creati 60 bungalow vetrati e con copertura a fungo di un colore giallo acceso, circondati da centinaia e centinaia di piante di specie e dimensioni differenti, che danno l’impressione di lavorare in una vera foresta urbana.

Non solo: il progetto è all’insegna della sostenibilità, perché gli alberi garantiscono ombra anche nelle torride estati californiane, mentre le pareti di vetro minimizzano la necessità di luce artificiale e le aperture azionabili su ogni facciata permettono una continua ventilazione. Holla dispone infine di un sistema per il recupero dell’acqua piovana, utilizzata per irrigare il parco.

Second home è una catena di spazi di coworking nata in Inghilterra e che si sta diffondendo in tutto il mondo (oltre alla sede di Hollywood ce ne sono anche 4 a Londra e una a Lisbona), la cui filosofia si basa su un concetto molto semplice: il verde migliora il benessere degli spazi lavorativi e per questo bisogna puntare sulla progettazione biofilica, che mira proprio a creare ambienti in cui uomo e natura possano interagire nella vita di tutti i giorni, conclude Vitale.

SECONDA ONDATA DI COVID-19 “IL MERCATO IMMOBILIARE SI TRASFORMA MA NON AFFONDA”

Mentre affrontiamo la seconda ondata di Covid-19 possiamo già trarre alcune conclusioni sul mercato immobiliare, sicuramente colpito dall’emergenza sanitaria ma non affondato, come commenta Luca Vitale.

Tra le conseguenze della pandemia c’è stato il boom di richieste per case in campagna, o almeno in zone periferiche verdi, e abbastanza spaziose (trilocale batte bilocale). Ma a stupire è soprattutto un nuovo trend, che appare in controtendenza rispetto all’epoca preCovid: la ricerca di soluzioni indipendenti e il desiderio di trasferirsi nell’hinterland di città come Milano e Firenze.

Nel 2020 chi ha deciso di investire nel mattone ha privilegiato le case vacanza rispetto agli immobili da mettere a reddito nelle grandi città, che hanno risentito di più dello smart working e della diminuzione di studenti fuori sede. Se la richiesta di case in campagna è cresciuta infatti quasi del 30%, gli acquisti per investimento sono passati dal 17,5% al 16,8%.

Per la prima volta dopo circa 3 anni il costo del mattone nelle grandi città è sceso, seppure in media solo dell’1%. All’interno di questo quadro vanno segnalate alcune eccezioni come Genova, che con il -4,4% vince la maglia nera di questa speciale classifica, e Milano e Verona, dove invece i prezzi sono saliti rispettivamente del 2 e dello 0,4%, ma con un andamento non omogeneo: centro e periferia peggiorano, a vantaggio delle aree semicentrali.

Segnali positivi arrivano dai tempi di vendita, che rispetto a un anno fa sono scesi in tutta Italia anche grazie alle ottime performance registrate fra giugno e settembre e al momento rallentate dalle nuove chiusure, conclude Vitale.

LE PRINCIPALI VIE COMMERCIALI DI MILANO SI AFFACCIANO AL REAL ESTATE

Nonostante la Lombardia sia zona rossa cerchiamo, comunque, di analizzare come sta andando il mercato immobiliare degli investimenti nelle maggiori zone commerciali.

Un’approfondita ricerca di mercato, condotta dal centro studi della Property in The World Ltd, ci offre un’analisi di tipo immobiliare, economico e sociale delle principali vie commerciali della capitale Lombarda.

Questo studio – dice Luca Vitale Ceo di Property In The World Ltd – ha preso in considerazione una serie di dati rilevati riferiti all’alba dell’emergenza sanitaria Covid-19, sia per ciò che riguarda le più tradizionali mete di lusso della città Milanese, come Via Monte Napoleone, sia per i più noti indirizzi dello shopping Mass Market, come Corso Buenos Aires, ma anche altre aree che nel corso degli ultimi anni si sono affacciate al mondo Retail, come Via Borsieri.

Di ciascun indirizzo è stata analizzata l’attrattività in termini economici, la tipologia di attività presenti e il grado di internazionalizzazione. Grazie all’apertura di nuovi corner commerciali in Lombardia la ricerca ha preso in considerazione anche le città di Monza, Bergamo e Brescia.

Le conseguenze del Covid-19 sono state molto pesanti per l’intero mercato immobiliare nazionale, e in particolare nel mondo del Retail Real Estate milanese e più in generale lombardo.

La dura crisi economica dovuta all’emergenza sanitaria ha contribuito ad allargare il gap già esistente tra le richieste dei proprietari che intendono vendere immobili commerciali e le disponibilità di coloro che sono alla ricerca di un investimento in questo senso, che stando ai dati si attesta tra il 20% e il 25%, conclude la ricerca.

PAROLA D’ORDINE:RISPARMIO

Troppo spesso ci dimentichiamo che ognuno di noi può fare qualcosa per l’ambiente: bastano piccoli gesti e accortezze quotidiane per contribuire a tutelare la salute dell’eco-sistema, a tutto vantaggio anche del nostro portafogli, commenta Luca Viale.

Ecco, quindi, alcuni suggerimenti per diventare il più possibile green,.

Indecisi su che cosa mangiare, apriamo il frigo e ne osserviamo il contenuto in attesa dell’ispirazione? Male! Dopo solo 8 secondi, infatti, tutta l’aria fredda viene dispersa. Proviamo perciò a fare mente locale sui prodotti conservati all’interno senza bisogno di aprire lo sportello;

Quante volte spostandoci da una stanza all’altra non spegniamo le luci? Troppe! Tanto che, secondo alcuni studi, le luci accese, sommate ad altre disattenzioni energetiche, costano alle famiglie italiane fino a 80€ all’anno. Accendiamole solo quando è necessario e optiamo per lampadine che garantiscano una maggiore efficienza;

Sempre in quest’ottica è importante ricordarsi di accendere solo l’apparecchio che ci serve in quel momento (computer, aspirapolvere ecc.) e spegnerlo staccandolo dalla spina. Basta per esempio ai caricacellulari lasciati sempre nella presa. Inoltre, cerchiamo di utilizzare le funzioni “risparmio energetico” di pc, smart tv e notebook;

Nel momento di acquistare un nuovo prodotto elettronico prestiamo particolare attenzione sia alla classe energetica sia a eventuali certificazioni che garantiscano bassi consumi. Sul momento spenderemo forse un po’ di più, ma alla lunga portafogli e pianeta ringrazieranno;

Ricordiamo che quando i riscaldamenti sono accesi, ventiliamo i locali per una decina di minuti, non oltre;

Per evitare sprechi di acqua ed energia, non restiamo troppo a lungo sotto la doccia e,possibilmente, chiudiamo il rubinetto mentre ci insaponiamo;

L’attenzione all’ambiente si può dimostrare ancora prima di entrare in casa. Come? Scegliendo le scale al posto dell’ascensore!

Questi accorgimenti possono aiutarci a risparmiare e ad inquinare meno, piccoli gesti che possono aiutare l’ecosistema e il nostro portafogli, conclude Vitale.

VINO E IMMOBILIARE

Tenute, casali, e poderi localizzati in aree di produzione di pregiati vini: gli investitori, soprattutto stranieri, oggi vogliono investire nel mercato immobiliare vitivinicolo italiano. Si tratta soprattutto di family offices e investitori istituzionali che ritengono sempre più appetibile questa fascia di immobili, commenta Luca Vitale.

Si tratta di contratti di vendita da vere e proprie cifre da capogiro. Il Barolo si guadagna il primato, e non solo dal punto di vista enologico, ma anche in termini di valori di terreni, che hanno raggiunto oggi le quotazioni di Bordeaux e della Borgogna. Numeri alla mano: per concludere un investimento immobiliare nelle Langhe di un ettaro iscritto alla Docg del rosso piemontese, si devono mettere a budget ben 1,2 milioni di euro, per arrivare a 2,5 milioni di euro nei cru più rinomati. Dinamica simile, ma cifre inferiori, per il Barbaresco, dove le quotazioni si posizionano sui 600.000 euro, con picchi molto maggiori se si considerano i cru più importanti. Non da meno è il territorio del Brunello di Montalcino, dove in 50 anni dalla Doc le cifre sono lievitate del 4.500%, per valori che si posizionano tra i 750.000 e i 900.000 euro a ettaro, per raggiungere il milione nelle vigne top.

Si tratta di cifre utili per le varie trattative dove ci possono essere numerosissime variabili da considerare come, giusto per fare qualche esempio, l’esposizione e l’età del vigneto. È questo il caso del Prosecco, dove nelle Docg del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore gli acquisti oscillano dai 400.000 ai 450.000 euro ad ettaro, per arrivare a 1.000.000 di euro sulla collina di Cartizze.

INVESTIMENTI ECCO I PIÙ REDDITIZI

I rendimenti lordi delle case si sono rafforzati ancora di 2 punti base durante il terzo trimestre del 2020, al 7,6%. La redditività nel settore delle abitazioni è cresciuta di 8 punti base rispetto a 12 mesi fa, quando il tasso era pari al 6,8%, commenta Luca Vitale.

Dunque, mettendo in relazione i prezzi di vendita e di locazione di diversi prodotti immobiliari per calcolare la loro redditività lorda, i locali commerciali (negozi), notiamo che questi rimangono l’investimento più profittevole delle operazioni immobiliari.

L’acquisto di un negozio, infatti, in Italia destinato all’affitto offre una redditività lorda dell’11,5%, rispetto al 11,4% di tre mesi fa. Gli uffici, anch’essi in crescita, offrono una resa dell’8,6% mentre la redditività dei box è ferma al 6,3%.

Tra i capoluoghi italiani Biella è la più redditizia con il 9,9%. Seguono Siracusa (9%), Rovigo e Vercelli, entrambe con un rendimento pari all’8,7%. E ritorni superiori alla media restituiscono altre 6 città racchiuse tra l’8,6% di Vicenza e il 7,7% di Perugia.
Milano e Roma ​segnano una redditività del 5,7%, un punto base più di Napoli ferma al 5,6%.

I locali commerciali sono il prodotto che ha la massima redditività in quasi tutti i capoluoghi.
Il rendimento più elevato si ottiene a Firenze (19,5%) seguita da Torino (17,5), Pisa (17%), e Treviso (14%). Milano (16,8%) stacca nettamente Napoli (13,7%) e Roma (12%).

Foggia offre i locali con la minore attrattiva per gli investitori (solo il 4,7% della redditività), seguita da Sassari (4,9%) e Ragusa (6,4%).

Il repricing, il riposizionamento e la riqualificazione saranno il leitmotiv dell’attività di investimento nel settore degli immobili a uso ufficio dei prossimi 12 mesi. Intanto i rendimenti continuano a essere tra più proficui per i proprietari, toccando i massimi a Ferrara e Udine, con un 9%, davanti a Perugia (8,8%) e Cagliari (8,6%).

Tra i grandi mercati, Torino (8,3%) guida davanti a Milano (7,9%) e Roma (7,7%). Napoli si ferma al 7,5%.

Il mercato degli uffici non è uniforme come quello di altri prodotti, il che rende impossibile ottenere dati statistici su oltre la metà dei capoluoghi italiani.

I rendimenti medi annui dei box, invece, restano i più bassi per gli investitori. Nel terzo trimestre sono Roma e Bologna a offrire le migliori prospettive di rendimento con un 6%, davanti a Milano e Palermo, ferme al 5,8%. Torino si attesta al 5,6%, Napoli al 5,3%, chiudono la graduatoria Catania (5,1%) e Genova (3,8%) dove la resa di questi immobili è decisamente più bassa. Anche in questo caso, comunque, il ritorno sarebbe ben più alto di quello dei Btp a 10 anni, conclude Vitale.

RATA MUTUO SEMPRE PIU’LEGGERA

RATA MUTUO SEMPRE PIU’LEGGERA

In ripresa l’interesse degli italiani per la vendita e l’acquisto di immobili, con una crescita del numero di coloro che decidono di fare ricorso alla richiesta di un mutuo casa o di un prestito, ma con una maggiore attenzione alla rata, in diminuzione rispetto al passato, commenta Luca Vitale.

Dunque, le richieste di credito nel primo semestre del 2020 si sarebbero posizionate ai livelli precedenti alla pandemia con una percentuale che vede il 41,3% dei maggiorenni italiani con almeno un contratto attualmente in attivo, con un aumento del 4,8% rispetto a quanto era stato registrato lo scorso anno.

Una dinamica, quella delle richieste di credito, che nel periodo preso in esame è stata fortemente influenzata dalla situazione sanitaria nazionale, e che ha spinto le famiglie a prediligere un atteggiamento di maggiore cautela, puntando su una rata più sostenibile e piani di rimborso più dilazionati nel tempo.

Ragionando in termini numerici, la rata mensile nel primo semestre del 2020 si posiziona su 333 euro, in riduzione del 3,2% su base annua. Cala anche l’importo residuo pro capite che dai 34.253 euro passa adesso ai 32.253 euro. Le regioni che si contraddistinguono per una rata più consistente sono il Trentino Alto Adige, il Veneto e la Lombardia, dal lato opposto della classifica sono la Sardegna e la Calabria a guadagnarsi il primato di rata più leggera, conclude Vitale.

IL MOMENTO DEI PANNELLI SOLARI

IL MOMENTO DEI PANNELLI SOLARI

Grazie al Superbonus introdotto quest’anno dal Governo è possibile accedere a nuove detrazioni per opere di riqualificazione energetica e antisismica. In particolare, ecco come sfruttarlo per installare i pannelli solari, che rientrano fra gli interventi coperti dal supersconto del 110% in 5 anni purché integrino altre tipologie di lavori strutturali, commenta Luca Vitale.

Passare al fotovoltaico in questo momento è conveniente non solo per chi abita in una casa indipendente o in una villetta a schiera, ma anche in condominio. Per incentivare l’utilizzo del Superbonus, infatti, sono state introdotte misure di semplificazione che permettono ai proprietari di installare pannelli solari a beneficio della singola abitazione: non serve, quindi, il via libera da parte di tutti gli altri condomini, purché l’intervento non alteri il decoro dell’edificio (basta installare i pannelli sulle coperture che non siano visibili dal basso o su tetti nei quali siano già presenti altri impianti).

Come abbiamo detto, per ottenere i requisiti di risparmio energetico che danno diritto al Superbonus bisogna integrare l’installazione dei pannelli con altri lavori. Per esempio la coibentazione, la sostituzione della caldaia o l’acquisto di una pompa di calore grazie alla quale si potrà fare a meno del gas. Inoltre è stato raddoppiato il limite di spesa su cui è possibile chiedere l’agevolazione: fino a 48.000 euro sia per i pannelli sia per i sistemi di accumulo, cioè quei dispositivi che “stoccano” l’energia prodotta e non consumata immediatamente. Anche qualora non si potesse sfruttare la detrazione al 110% sarebbe comunque conveniente comprare il pacchetto completo, cioè sistema di accumulo e pannelli, avvalendosi dell’agevolazione ordinaria al 50%, conclude Luca Vitale.